COSA E’ LA CAPSULITE ADESIVA DELLA SPALLA ?
La capsulite adesiva di spalla, anche detta “spalla congelata”, è una patologia infiammatoria della capsula che avvolge l’articolazione gleno-omerale e la membrana sinoviale che la riveste all’interno (sinovite gleno-omerale). Tale patologia ha un’incidenza del 3-5% nella popolazione generale ed affligge generalmente gli adulti nella V – VI decade di vita, con lieve predominanza nel sesso femminile. Tendenzialmente i Pazienti affetti da tale patologia sviluppano una globale limitazione funzionale non associata a traumi o significativi reperti radiologici ascrivibili a lesioni tendinee / muscolari e/o fratture ossee.
DA COSA E’ PROVOCATA LA CAPSULITE ADESIVA ?
Nella maggior parte dei casi la patologia compare in assenza di cause note (capsulite primitiva); tuttavia, sono state osservate alcune condizioni cliniche predisponenti quali il diabete mellito, le malattie della tiroide, le malattie cardiovascolari ed alcune patologie reumatologiche. Si descrivono, inoltre, forme di capsulite che compaiono a seguito di lesioni traumatiche della spalla o di microtraumatismo ripetitivo, oppure secondarie a immobilizzazioni prolungate dell’arto superiore in seguito ad interventi chirurgici ortopedici o toracici, e possono causare reazioni infiammatorie della sinovia, che possono sfociare in quadri conclamati di malattia.
QUALI SONO I SINTOMI?
I sintomi della capsulite adesiva di spalla sono principalmente la rigidità articolare, il dolore e la limitazione dei movimenti, sia attivi e sia passivi. Più dettagliatamente, la presentazione clinica del paziente con capsulite adesiva può essere distinta in tre fasi cliniche: fase del raffreddamento (“freezing”) caratterizzata dall’esordio della sintomatologia dolorosa e dall’iniziale riduzione dell’ampiezza del movimento. Questa fase, in assenza di trattamento adeguato, ha una durata di circa 3-9 mesi, dopo di che trapassa nella seconda fase : fase del congelamento (“frozen”). Questa rappresenta la fase conclamata di malattia, in cui il dolore è molto elevato e la libertà di movimento diminuisce progressivamente (specie nei movimenti di extra-rotazione del braccio). La seconda fase, in assenza di trattamento adeguato, ha una durata di circa 4-12 mesi, dopo di che trapassa spontaneamente nella terza fase : fase dello scongelamento (“thawing”). Quest’ultima fase, durante la quale il dolore tende progressivamente a diminuire, con una graduale e completa ripresa della libertà di movimento, fino alla guarigione completa. La fase dello scongelamento ha una durata, sempre senza trattamento, in media di 12-42 mesi.
COME SI FA LA DIAGNOSI?
La diagnosi di capsulite adesiva di spalla è prevalentemente clinica. Tuttavia, è sempre necessaria la conferma della diagnosi per mezzo di approfondimenti strumentali. A tal proposito, infatti, può essere richiesta una RX di spalla, e soprattutto un’ecografia della spalla, per valutare l’integrità dei tendini che rivestono l’articolazione gleno-omerale (la cosiddetta “cuffia dei rotatori”) e della capsula articolare, oppure per escludere, insieme all’esecuzione di esami laboratoristici, la presenza di infezione articolare. Più raramente, si fa ricorso a approfondimenti di II livello, quali la artro-RM di spalla, per dimostrare la cospicua retrazione del volume della capsula articolare.
COME SI CURA?
Il principale obiettivo del trattamento della capsulite adesiva è quello di accorciare notevolmente i tempi di guarigione, con scomparsa del dolore e ripristino della fisiologica libertà di movimento della spalla. Oltre al trattamento anti-infiammatorio ed analgesico “classico”, basato su farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) o steroidei, la terapia si avvale principalmente della progressiva dilatazione meccanica della capsula articolare. Questa si ottiene introducendo, mediante iniezione intra-articolare eco-guidata, all’interno della capsula una miscela liquida (idrodilatazione), formata da soluzione fisiologica, lidocaina e corticosteroide, oppure un volume gassoso (pneumodilatazione) costituito da ozono. La pneumodilatazione è indicata soprattutto in Pazienti diabetici, con controindicazioni assolute alla terapia cortisonica e/o contrari all’infiltrazione intra-articolare di sostanze a base di agenti corticosteroidei. Grazie a tali procedure, eseguite dal Radiologo Interventista, è possibile recuperare la normale ampiezza capsulare, sia eliminando le eventuali aderenze intracapsulari e sia iniettando i farmaci antinfiammatori direttamente all’interno della cavità capsulo-sinoviale. Per ottimizzare i benefici derivanti da tali procedure è essenziale completare il trattamento con un percorso fisioterapico integrato, condotto da fisioterapisti professionisti. Molto raramente, nei casi più gravi e resistenti alle terapie mini-invasive, è necessario ricorrere a procedure chirurgiche artroscopia di liberazione della capsula articolare dalle aderenze.
IN COSA CONSISTE LA IDRODILATAZIONE/PNEUMODILATAZIONE ?
La durata di questo trattamento è di 10-15 minuti circa. Le controindicazioni principali alla procedura sono ascrivibili a: processi infettivi in atto / malattie oncologiche in terapia antiblastica attiva / terapie anticoagulanti ed antiaggreganti in corso (da sospendere e/o modificare adeguatamente previa consultazione del Curante).
Protocollo del ciclo di trattamento: Il Paziente si stende sul lettino adagiandosi sul fianco opposto rispetto al lato da trattare. Previa preparazione di accurato campo sterile e disinfezione dell’area di accesso percutaneo, l’operatore inserisce all’interno della capsula, con accesso posteriore, un ago spinale sottile (18-20 G); quindi, sempre con guida ecografica, il Radiologo Interventista inietta la soluzione fluida liquida o il volume gassoso, distendendo progressivamente la capsula articolare sino all’introduzione intra-articolare di un volume massimo di circa 20 ml. Dato il calibro ridotto dell’ago utilizzato e la scarsa durata della procedura, non è necessaria l’esecuzione di anestesia locale pre-procedurale, e, nella maggior parte dei casi, la terapia idro-pneumodilatativa è ben tollerata dal Paziente.
Dopo 2-3 settimane circa dalla procedura, durante il quale il Paziente è tenuto ad iniziare l’iter riabilitativo fisioterapico, il Paziente viene rivalutato clinicamente ed ecograficamente, e, se necessario, è possibile ripetere la procedura idro-pneumodilatativa sino ad un massimo di 3 volte (un ciclo).