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COS’E’ LA COXARTROSI ?

La coxartrosi è l’artrosi dell’articolazione coxo-femorale, patologia progressivamente invalidante che determina degenerazione di tutti i componenti dell’articolazione, e cioè della cartilagine e delle ossa articolari, così come della membrana sinoviale.  Si tratta quindi di una patologia in cui le alterazioni degenerative, che portano all’usura e deformità della cartilagine e dell’osso, coesistono con fenomeni infiammatori della membrana sinoviale. Questa considerazione è fondamentale per capire che la terapia dell’artrosi è in parte rivolta a proteggere cartilagine e osso dalla degenerazione, e in parte a eliminare l’infiammazione della sinovia e il dolore che questa comporta.

DA COSA E’ PROVOCATA LA COXARTROSI?

La coxartrosi è conseguenza di un processo di degenerazione della cartilagine articolare che riveste la cavità dell’acetabolo e la testa del femore.    Tale degenerazione favorisce l’usura della cartilagine articolare, che a sua volta determina lo sfregamento anomalo delle porzioni ossee sottostanti; questi fenomeni producono infiammazione sia dell’osso e sia della membrana sinoviale.   L’infiammazione, a sua volta, aggrava il processo degenerativo, creando un circolo vizioso.

La coxartrosi non è dovuta a una singola causa; infatti, spesso è il risultato di un insieme di fattori concomitanti, che favoriscono la degenerazione dei componenti articolari, e della cartilagine in particolare.    Tra i fattori favorenti la coxartrosi, sono rilevanti senza dubbio i precedenti traumi o il microtraumatismo continuativo (come il sovraccarico o il sovrappeso, ad esempio), le alterazioni morfologiche precedenti (ad esempio da displasia dell’anca o da conflitto femoro-acetabolare), alcune condizioni dismetaboliche o patologie infiammatorie articolari.

QUALI SONO I SINTOMI?

I sintomi della patologia artrosica dell’anca sono diversi e spesso confusi con sintomi di altre patologie.    I sintomi caratteristici sono il dolore profondo e sordo in regione inguinale e glutea, che si accentua con la stazione eretta e le lunghe camminate.
Oltre al dolore si associa il sintomo principale dell’artrosi, ovvero la rigidità mattutina che tende a ridursi dopo un po’ di movimento, in genere dopo una mezz’ora.
Tipicamente il dolore limita flessione e rotazione dell’anca, tanto da rendere difficoltosa anche l’esecuzione di attività quotidiane come mettersi le scarpe o salire su un gradino un po’ più alto.

COME SI FA LA DIAGNOSI?

Il primo approccio alla diagnosi è rappresentato dalla visita clinica eseguita dal medico, che permettere di sospettare la presenza dell’artrosi. Di regola l’esame clinico viene completato dagli esami strumentali radiologici, che potranno confermare il sospetto diagnostico.
Una radiografia del bacino è fondamentale per valutare le tipiche alterazioni della conformazione dei capi ossei coxo-femorali e dei reciproci rapporti articolari.
In casi specifici può essere utile un esame di 2° livello come la Risonanza magnetica oppure la TC.

COME SI CURA?

Le terapie disponibili per la coxartrosi variano in base allo stadio evolutivo della patologia.   Nelle prime fasi, le terapie conservative (antidolorifici/antinfiammatori , fisioterapia) risultano utili e sufficienti per rallentare la progressione della malattia e permettere la deambulazione autonoma. La natura degenerativa e progressiva dell’artrosi, tuttavia, rende queste misure insufficienti nel medio-lungo periodo, praticamente nella totalità dei casi. Infatti, nei casi più avanzati, in cui non sia più possibile controllare il dolore e la deambulazione risulti sempre più difficoltosa, viene preso in considerazione l’impianto di protesi d’anca.

Nell’ultimo decennio il trattamento di Viscosupplementazione Ecoguidata con acido Ialuronico, da anni utilizzato nell’artrosi del ginocchio, grazie alla ecoguida è diventato il trattamento preferito nell’artrosi di grado iniziale e medio dell’anca. Infatti, l’utilizzo della guida ecografica permette di effettuare questa procedura con una precisione altissima e elevata sicurezza, quando invece potrebbe risultare imprecisa e rischiosa se eseguita senza ecoguida. L’acido ialuronico è una sostanza viscosa, elastica, capace di ammortizzare le sollecitazioni meccaniche subite dall’articolazione, e quindi di lubrificare le superfici articolari evitandone l’attrito reciproco. La formulazione a basso peso molecolare dell’acido ialuronico possiede una capacità antinfiammatoria e anche di nutrimento della cartilagine articolare.

IN COSA CONSISTE LA VISCOSUPPLEMENTAZIONE DELL’ANCA CON GUIDA ECOGRAFICA?

La durata di ciascun trattamento è di 30 minuti circa, ben tollerato dal Paziente e non doloroso.  La terapia è efficace in un elevata percentuale di trattamenti.  Soltanto la guida ecografica consente di eseguire la procedura con precisione e in sicurezza per il paziente. La guida ecografica comprende anche il Doppler, che visualizza i vasi sanguigni, che possono così’ essere evitati durante l’introduzione dell’ago. Tale procedura viene effettuata usando rigorose misure di asepsi.

Protocollo dell’intero ciclo di trattamento:      Il paziente è disteso in posizione supina, con la gamba in leggera intrarotazione per ridurre la tensione capsulare.

Se l’iniziale scansione ecografica dell’anca dimostra l’assenza di versamento endoarticolare, dopo accurata disinfezione e sempre sotto costante guida ecografica, si introduce un ago sottile di tipo spinale raggiungendo la cavità articolare, evitando di danneggiare le strutture vascolari e nervose che passano in prossimità. Vengono iniettati normalmente 4 ml di acido ialuronico ad alto peso molecolare.  Una seconda infiltrazione viene effettuata dopo 15 giorni; questo trattamento in genere fornisce al paziente sollievo significativo dai sintomi o addirittura benessere per 4-6 mesi, a seconda del tipo di acido ialuronico impiegato.  Al termine della terapia infiltrativa seguirà un trattamento di riabilitazione fisica.  

Se invece all’inizio viene riscontrato un versamento endoarticolare, si effettua centesi articolare (con svuotamento del versamento) e infiltrazione ecoguidata con cortisone, rinviando la viscosupplementazione di due settimane.